´┐╝Storie e storie

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Quello che vado a raccontare, é accaduto nella mia ridente cittadina a Middeltown, nella
parte occidentale del Cosmo. Sono un’anziana insegnante di italiano e mi chiamo Magda e
posso assicurare che, all’epoca, ero l’insegnante più amata dai ragazzi della grande Scuola
di Middeltown. La cittadina era, ed é ancora adesso, molto verde, operosa, e la gente
correva come tutto il Mondo Occidentale, dividendosi fra la famiglia e il lavoro. Ci sono
sempre stati molti bambini, ed anche gli anziani non mancavano di sicuro.
Le tre cime montagnose, troneggiavano in alto come fossero tre giganti guardiani e
incutevano un gran rispetto, oltre ad ospitare un fitto bosco, il cui tappeto era un enorme
strato di aghi di pino, ombroso e profumato. Ci si poteva trovare, nel periodo, tanti funghi
e la nipitella inebriava le narici col suo profumo. Per non parlare degli animali, a parte la
varietà di volatili, gli scoiattoli erano nel loro paradiso, per non parlare dei caprioli. La
caccia era proibita. Il padrone della città era naturalmente il fiume Silveriver, che incuteva
rispetto e paura durante le grandi piogge, ma era pulito e perfettamente adatto ai bagni
estivi, i ragazzi adoravano tuffarsi.
Tre erano le fabbriche che contribuivano a dare lavoro agli abitanti: la grande
falegnameria, la vetreria e la fabbrica del ferro battuto, da dove avveniva la spedizione
altrove di pregiati pezzi, come testate per i letti, bellissimi lampadari, mobili e quant’altro.
Ma, la struttura più splendida era il Centro Commerciale, il punto più luminoso della città;
certo che di corrente elettrica ne occorreva molta. Dall’alto del cielo, con aeroplano o
elicottero, era veramente un punto di riferimento.
Non c’erano grossi problemi economici nella cittadina, tutti si conoscevano, tutti
lavoravano, nei posti pubblici e nelle fabbriche, anche le donne contribuivano a lavorare
fuori casa, e al loro rientro trovavano un altro lavoro nella loro abitazione. I ragazzi, erano
fortunati, non mancava certo loro il cibo, facevano anche tre merende prima di arrivare a
cena. Tutti avevano il computer, anche i più piccoli, la tecnologia andava avanti a tutto.
Anche per i giocattoli era tutta una corsa alla novità; il neo era che questi genitori erano
troppo permissivi e tolleranti, incapaci di imporsi nell’insegnamento di piccoli lavori
domestici, di piccoli aiuti di solidarietà o commissioni varie. Qualche ragazzo era pure
svogliato a scuola. Gli insegnanti, portavano avanti il loro programma; chi seguiva bene,
chi rimaneva indietro, si doveva arrangiare con qualche compagno. Io, cercavo di andare
oltre al mio lavoro; dai loro testi cercavo di capire i loro caratteri, e in ognuno di loro
riuscivo sempre a trovare un triangolo positivo da poter sfruttare. Loro, mi adoravano, si
sfogavano, e qualcuno mi confidava anche le sue inquietudini. Big Milton, ad esempio, era
grasso e per niente alto, per la sua età. Mangiava continuamente merendine al cioccolato, e
veniva preso in giro dai compagni. Incredibile come a quella età, i ragazzi siano spietati.
Lui ne soffriva, ed era fisso dal dietologo, ma, mangiava assiduamente e per la gola e per
l’appetito che non l’abbandonava mai. Lambert, era forse quello più intelligente, vispo,
furbo, e sportivamente agile e sportivo di natura. Tenerlo fisso in un banco, era un’impresa
non da poco, il fatto poi, era che da quel trascinatore che si manifestava, dirottava tutta la
classe ad osservare dalla finestra la farfalla che vola, o nel silenzio in aula di un compito,
dava una gomitata alla stecca geometrica di metallo, facendo sobbalzare tutti. Tutte le
classi avevano un Lambert della situazione.
I miei colleghi punivano con compiti a casa, che poi venivano fatti solo a metà. Una volta la
mamma di Kam si ruppe un piede, una frattura scomposta e rimase ferma in casa per
quaranta giorni, con tre figli e un marito che faceva i turni al Centro commerciale. Alla sua
casa, in quel periodo, mancavano solo le ruote! I tre figli continuarono a svolgere le loro
giornate come sempre, quel poveretto, quando tornava dal lavoro, doveva iniziare dal fare
la spesa, preparare il cibo per tutti e un minimo di pulizia in casa.
Con le bimbe andava un po’ meglio, ma di poco. Avevano le loro fantasie, si innamoravano
continuamente ed ascoltavano musica fantasticando le dive che sarebbero state da grandi.
Sbuffavano alla richiesta di rifarsi il letto, o di mettere nel cesto la personale biancheria
sporca. I genitori, tutti, si lamentavano, ma poi, finiva che facevano tutto loro.
L’Altissimo, d’accordo con tutta la compagnia Celestiale, un giorno, si scocciò di tutto
questo, e si decise a prendere un severo provvedimento.
Una notte di fine novembre, il cielo s’illuminò di fulmini e saette, venne una grandine che
affittò persino le macchine, il letto del Silveriver a malapena riuscì a contenere tutta
l’acqua piovuta dal cielo ed al mattino, quando i ragazzi si svegliarono e chiamarono i
genitori per avere la colazione, come loro abitudine, non ebbero nessuna risposta. In casa
c’era freddo, la corrente non funzionava in tutta la cittadina e i loro genitori erano ritti
nelle loro stanze, ma il tempo per loro si era fermato perché altro non erano che statue di
ghiaccio. L’unico adulto vivente ero io: Magda.
Ero rimasta sola con tutti i ragazzi di dieci anni e con qualcuno anche di età inferiore. Fu
uno shock anche per me, fui investita da una grande responsabilità, da un compito
talmente difficile, da abbattermi, non riuscivo a capire come avrei potuto risolvere questa
sciagura completamente da sola. In una parola ero terrorizzata, oltretutto non stavo per
niente bene, una brutta tosse non mi abbandonava neppure per un minuto. Mi
raccomandai ai miei Santi e piansi. Poi riunii tutti i ragazzi, invitandoli a portare più
coperte possibili dentro la grande scuola. Bivaccammo tutti lì, con candele per il buio, e
coperte. Non avevamo cibo. Tutto ibernato. Il Centro Commerciale vuoto e buio, adesso
sembrava un Mostro, metteva pure paura. Allora mi ricordai del fiume e del bosco. Dissi a
Lambert: -Tu sei un’anguilla, adesso datti da fare e tira fuori la tua vitalità; fallo adesso il
trascinatore, porta più ragazzi possibile a pescare, arrangiatevi, state attenti, ma
procuratevi un po’ di cibo per tutti.-
LAMBERT: -Ma io, non so pescare, e poi, fa freddo, io voglio i miei genitoriMAGDA:
-Tutti abbiamo freddo, e fame, io sono pure malata, ma devi, assieme agli altri
darti da fare.-
Big Milton, disse: -Che ne sarà di me, e della mia continua fame; sono malato io, la mia
fame mi perseguitaMAGDA:
-Per la prima volta in vita tua, dimagrirai senza spendere un soldo, e ti piacerai
talmente tanto magro che, tutte le volte che penserai ad una ghiottoneria, ti verrà in mente
com’eri da grasso, e lascerai stare.-
Spedii altri ragazzi nel bosco a raccogliere funghi, io non lo potevo fare, ma se me li
avessero portati, avrei saputo riconoscere quelli buoni. Impartii lezioni anche alle
bambine, che erano un numero maggiore dei maschi. Una parte accudiva ai piccolissimi,
un’altra parte puliva e riordinava la Scuola, e un’altra ancora doveva cucinare, senza mai
averlo fatto. Karissa e Laurine divennero “signorine”, ci furono grandi pianti di
disperazione, pensavano di essere state colpite da una strana malattia. Le loro madri non
avevano loro spiegato niente, ed io, ebbi anche questo compito, non certo facile, da
svolgere.
Rone, combinò disastri sulla preparazione del cibo, provocando un mal di pancia generale.
Talbot e Karissa, gli unici che non avevano toccato quelle schifezze, si occuparono delle
pulizie, e si presero cura di chi stava male. Nessuno dei ragazzi mi conosceva sotto questo
ruolo. Impartivo garbatamente ordini a tutti e pretendevo il meglio. Le crisi che ci sono
state…, pianti di disperazione, ma poi, anche canti di preghiera la sera al lume di candela.
Fu il mese più lungo della mia altrettanto lunga vita. Io stetti molto male, con febbre
altissima, ebbi la polmonite, e fui curata alla meglio, con delle erbe, indicate da me, nel
bosco, e trovate con cura dai ragazzi.
I maschi se la cavarono meglio Big Milton, andò sotto peso e quasi non si riconosceva più.
Portava i pantaloni, legati con uno spago alla vita, per evitare di rimanere in mutande in
pieno Dicembre. Arrivò anche il Natale, e fu il più povero Natale della vita di ognuno, ma
tutti, proprio tutti, si erano arricchiti di un oro che non era pirite, avrebbe continuato a
brillare tutta la vita.
I primi di gennaio, l’Altissimo, decise che poteva anche bastare, e con il sole, ritornò la
corrente e le statue di ghiaccio tornarono persone viventi.
Loro, non si accorsero mai di niente; la mamma di Big Milton, pensò ad un miracolo
quando vide suo figlio; le sue preghiere erano state esaudite.
Non hanno mai capito che cosa ci facessero tutti i ragazzi bivaccati dentro la scuola, con la
maestra Magda malaticcia. Ebbero come risposta: un esperimento. Intanto, qualcuno in
cielo, sorrideva sornione. -Almeno in questa parte del Mondo, le cose le ho messe a posto.-
Oggi, quei bambini, sono tutti genitori. Non so, come hanno educato i loro figli, non faccio
più l’insegnante, di sicuro so, che sono stati spesso nel bosco, sul fiume, nei campi, so che
hanno guardato la natura con occhi più attenti e diversi, è stata la loro salvezza, per quanto
riguarda il cibo, ed io, beh, devo dire che non mi sento mai né sola né dimenticata. Quando
vengono a trovarmi, noi ci parliamo con gli occhi e col sorriso di un tempo lontano,
misterioso e magico.

di Michele e Sandra